Nel traffico ogni mattina la vita in offerta speciale!”

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Che sonno questa mattina in mezzo al traffico… siamo tutti fermi in fila uno per uno nelle nostre macchinine.

Sembriamo assonnati, anestetizzati, malati.

 

“Come procede con la nostra malattia che non ci fa sentire più nulla e nemmeno riusciamo a percepire il suo dolore?

“Come stiamo?”, “Come stò?”.

“Non c’è male, grazie”. Bugiardo!

 

Questa domanda può sembrare banale.

Non riusciamo più a sentire quello che il nostro corpo ci sta cercando di dire: lo facciamo stare in silenzio e lo intimiamo di non ribellarsi altrimenti lo puniremo.

 

Le nostre parole sono lente ed uguali a quelle di tanti altri allineati in questa farsa di pace morta.

I nostri pensieri sono delimitati da uno steccato dentro cui c’è tanta tristezza che si maschera di mille interessi di niente, di plastica.

 

La tua attenzione, in questa noia del traffico mattutino va sulla plancia della tua macchina dove è poggiato un catalogo colorato del megastor appena aperto ieri

Sei eccitato dalle offerte speciali, come se dentro contenessero il senso di tutto; il gusto dell’affare come il tuo momento creativo, quello che ti gratifica per quanto sei stato bravo ad ottenere il meglio col minimo… e non ti rendi conto che ogni prezzo ha il suo vero controvalore e che gli affari sono solo l’orgasmo fittizio di questa società.

 

Per fortuna c’è un corpo che si ribella e che se non gli fornisci la dose di anestetizzante ti ricorda che soffre.

 

Sbrigati, non farlo svegliare, raccontati che sei felice dell’ultima vacanza “all inclusive” che hai “acquistato” e non “vissuto” perché che valore ha, ormai, il “vivere” rispetto al “comprare”?

 

Anche il tempo libero devi “comprare”; compriamoci tutto e riempiamoci degli imballi che contengo l’oggetto del momento, estrema illusione di vita rinchiusa nella cosa che possiedi, che senti tua, che ti appartiene, guai a chi te la tocca… perverso gioco di collezionismo ed egoismo.

 

E loro, i tuoi figli ti aiutano ad anestetizzarti ancora di più, perché se non senti il dolore puoi regalare loro di tutto, come per comprarli, sperando sotto sotto che in quella confusione di oggetti, di regali, possa esserci quello che racchiude la tua fioca richiesta di aiuto.

 

E allora, “malattia” estremo grido d’aiuto, uccidimi così che non potrò più sottrarmi al fatto che il mio corpo ritorni un po’ più umano e mi regali di nuovo un senso; forse la vita ha un altro scopo: Non so quale ma non di scimmiottarla o barattarla per una allettante confezione di nulla in offerta speciale.

Un clacson dietro di me…. Scusate, frizione prima e parto!

 

Novembre 2009

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· Ultimo aggiornamento: 29 marzo 2011

 

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