Mio figlio non mi obbedisce!”

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Hai messo in ordine la cameretta?”                      Mauro Tassani 2003

Hai fatto tutti i compiti?”

Vai tu ad aprire la porta?”

Mi prendi quella cosa in cantina?”

Proviamo a stare dalla loro parte per qualche istante;

Sarebbe più semplice se cominciassimo ad essere più educati nel chiedere come “Per favore, ti dispiace, mi aiuti?”

Rapportarsi in maniera educata e gentile produce degli effetti inaspettati.

Uno dei cardini dell’insegnamento è la mimesi. Che cosa è?

Etimologicamente “Mimesi” deriva da mimite, cioè misurare i gesti altrui per farne di uguali.

In questo caso i figli imitano i genitori in un processo di apprendimento a lungo termine.

Rispetto a quello che senti, cosa fai e cosa vorresti passare ai tuoi figli?

Pensiamo ai nostri valori; la solidarietà, l’amore per gli altri e per se stessi nonché per la natura, il rispetto, l’attenzione alle cose che facciamo, l’ascolto per chi ha da dirti qualcosa etc.

Quanto facciamo per rendere reali e tangibili questi nostri valori?

Dopo una breve disanima del nostro comportamento è frequente accorgersi che un mare separa ciò che vorremmo fare e ciò che facciamo; come mai?

Or bene abbiamo un mucchio di bugie che ci possono allontanare dal problema; in fondo la società e i tempi non ci aiutano a tenere alto il tenore della nostra tensione all’impegno sociale, quanto meno a quello familiare; il “non avere tempo” è diventata una scusa veramente banale.

Forse è anche vero che i tempi non ci aiutano ma questo non giustifica il lassismo educativo verso i nostri figli.

Il rispetto vuole rispetto; un comportamento distratto e frettoloso verso i bambini, ma in generale verso chiunque è l’anticamera verso effetti distruttivi.

Questo sbalordimento si manifesta nel non capire, non spiegarsi quello che ci succede; allora gli interrogativi si susseguono vorticosamente: dove ho sbagliato? Ho dato tutto quello che mi hanno chiesto, non gli ho fatto mancare nulla, mi sono comportato come un vero amico…c’è qualcosa che non torna!

Educare dei figli significa regole, limiti e confini che vanno stabiliti, evidenziati e spiegati; forse vuol dire educare se stessi per primi alla pazienza alla comprensione ed al confronto continuo.

Non è semplice muoversi in questo modo.

Come possiamo comportarci così in un ambiente come il nostro proteso verso l’efficienza, la produttività e poco incline all’ascolto dei più deboli?

Ci hanno insegnato a lavorare “di più”,

per guadagnare “di più”,

per spendere “di più”,

per essere eleganti “di più”,

per essere belli “di più”,

per dimostrarsi completamente “di più”; una spirale asfissiante!

Siamo partiti dall’educazione e siamo arrivati alle richieste contraddittorie tra l’individuo ed il suo sociale; è arduo passare dei valori che in ogni istante si scontrano con l’evidenza e le richieste della realtà.

Forse per ritrovare la bussola è utile chiederci dove ci troviamo rispetto al concetto di “coerenza”.

Passiamo ai nostri figli il senso del rispetto verso gli altri e verso se stessi?

Passiamo la voglia di crescere non per prevaricare ma per stare meglio tutti?

e se poi la cameretta è più disordinata del solito, i nostri figli vogliono ricordarci qualcosa?

Forse si.

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· Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2011

 

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