La sola* dei famosi

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*Nel dialetto romanesco per “sola” si intende inganno, truffa, frode, imbroglio e falsità.


C’è un programma nell’odierno panorama televisivo che mostra dei personaggi dello spettacolo e volti noti, alle prese con i problemi che si presentano nello stare su un’isola deserta e senza alcun mezzo tecnologico.

Questo tipo di programmi vengono chiamati “Reality Show” e questo in particolare "Celebrity Show", programmi costruiti con le celebrità, le stars che si mettono a disposizione per comportarsi da gente comune in situazioni particolari.

Scopo del gioco è rimanere soli, dopo aver eliminato gli altri concorrenti, attraverso le “nomination” (termine peraltro entrato nel gergo comune dei ragazzi) e il gradimento del pubblico televisivo, espresso attraverso il voto telefonico.


Vivere su un’isola deserta, senza i confort degli standard occidentali, senza cibo, diventa abbastanza duro e come spettatori notiamo quanto questi “famosi” siano dimagriti (forse volevano perdere tutti qualche chilo!).

Questo è un “gioco” e come tale ha delle regole; da questa semplice considerazione nasce un paradosso: ogni gioco ha una durata ma se questa si protrae oltre un tempo ragionevole, diventa semplicemente “vita ”.


Ciò che accade in questo laboratorio, dove si spia con la telecamera, suscita sia in chi è protagonista e in chi è spettatore, grandi emozioni;

ma i sentimenti che stanno dietro alle facce che vedo in tv sono veri o falsi?

Prescindendo da questo dubbio è pur vero che chi guarda può credere nell’autenticità di quello che vede.


Questo “gioco” poggia le sue basi su dei principi malati e tossici; stiamo assistendo a drammi personali come eccessi di rabbia, difficoltà relazionali, perdita del senso delle cose, alleanze disfunzionali; queste manifestazioni, vere o false non cambiano il risultato educativo che è pessimo.


Consideriamo le difficoltà che si affrontano nella vita di tutti i giorni;

consideriamo la solitudine di chi è lontano dai propri affetti per i motivi più ampi dal lavoro alle malattie;

consideriamo l’essere straniero in una terra che non ti accetta;

consideriamo tutte queste situazioni difficili che la vita ci presenta…

E’ lecito indurre sofferenze e nevrosi per fare spettacolo?

Questo mi sembra profondamente ingiusto verso chi, la sofferenza, la subisce e non la sceglie!


Ok, il programma funziona con i suoi ospiti, i collegamenti e gli opinionisti ma è un “gioco” al massacro, diseducativo che descrive egregiamente su cosa si basa la nostra società: l’apparire, il protagonismo e il narcisismo più infantile, giocare con le emozioni per poi banalizzarle in un applauso.


Giocare con queste emozioni è pericoloso perché sono indotte da meccanismi studiati a tavolino per prendersi gioco e gradimento degli spettatori.


I “famosi” che stanno “giocando” su quest’isola dicono che è una esperienza che li sta facendo crescere molto; la sofferenza frequentemente ci insegna qualcosa ma il dolore vero nasce dall’ingiustizia, dalla superficialità, dall’ignoranza…in questo caso nasce dalla volontà di fare semplicemente spettacolo.


Spesso si sente dire “l’hanno scelto loro”. Questo è il vero privilegio: poter dire “basta” e andarsene.

Nella realtà non è facile fuggire il dolore.

Cosa stiamo insegnando ai nostri ragazzi, alle fasce sociali meno preparate e magari poco attente al chiedersi cosa c’è dietro?


Speriamo che i nostri autori televisivi prendano coscienza del potere che è dato loro; Karl Popper (Vienna 1902), sostiene che per realizzare ed ideare programmi televisivi sarebbe necessario avere una sorta di “patentino”.

Proseguendo verso tale direzione non mi sorprenderebbe che un giorno ci propongano la diretta di un dramma che è quello vissuto dai profughi: una telecamera all’interno di queste “carrette del mare” per vedere di nascosto l’effetto che fa!


Forse è tempo di fermarci!

Perché indurre sofferenza quando ce n’è tanta vera?

Non credo sia giusto, anche se, tutto questo, per un meccanismo perverso, fa “spettacolo”.



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